Craig Wright non è Satoshi Nakamoto: il verdetto

In breve

  • Un giudice inglese ha stabilito che Craig Wright non è Satoshi Nakamoto
  • La COPA, a processo contro Wright, ha presentato almeno 12 prove in tal senso
  • Ma la domanda rimane: chi ha inventato Bitcoin?

Craig Wright non è Satoshi Nakamoto: non che la community crypto ci avesse mai creduto, ma stavolta a mettere per sempre la parola “fine” ad una delle tante teorie speculative sull’identità del misterioso fondatore di Bitcoin è arrivata una pronuncia di un giudice di un tribunale inglese.

Craig Wright non è Satoshi Nakamoto

È stato il giudice James Mellor a pronunciare una frase che resterà scolpita nella storia di Bitcoin e che suona più o meno così: Craig Wright non è Satoshi Nakamoto, non è il creatore di Bitcoin, non è l’autore del whitepaper di Bitcoin e non è il creatore della tecnologia di Bitcoin.

Le parole sono arrivate al termine dell’esposizione delle argomentazoni della Crypto Open Patent Alliance (COPA) che ha dimostrato, evidentemente con ragioni schiaccianti perché Craig Wright non può essere Satoshi.

La causa

Craig Wright era stato citato in giudizio dalla COPA che ha cercato in questo modo di evitare che la pretesa di Craig Wright di vedersi riconosciuto come l’inventore di Bitcoin potesse arrivare fino a reclamare la proprietà intellettuale di Bitcoin.

Questa ipotesi avrebbe potuto impedire agli sviluppatori di lavorare sulla rete.

Le ragioni della COPA

La COPA ha ben spiegato almeno 12 ragioni per cui Craig Wright non è Satoshi Nakamoto:

  1. Il White Paper di Bitcoin: è stato prodotto in OpenOffice, non in LaTeX come avrebbe saputo il vero Satoshi. Wright ha insistito falsamente che fosse stato prodotto in LaTeX.
  2. Lo scambio con Adam Back: il vero Satoshi avrebbe saputo che Adam Back non aveva respinto il concetto di Bitcoin nell’agosto 2008. Wright ha fornito una versione falsa di questo scambio.
  3. L’influenza del lavoro di Wei Dai su Satoshi: il vero Satoshi ha scoperto la proposta di b-money di Wei Dai solo nell’agosto 2008, diversamente dalle affermazioni di Wright che dice di essere stato influenzato dai lavori di Dai fin dagli anni ’90.
  4. La chiave PGP di Satoshi: il vero Satoshi avrebbe saputo che la chiave PGP era stata creata e utilizzata prima del 2011 principalmente come chiave di firma. Le affermazioni inconsistenti di Wright sulla chiave PGP dimostrano la sua non autenticità.
  5. Il codice Bitcoin: il vero Satoshi avrebbe conosciuto il codice che aveva scritto, inclusa la funzione CheckBlock. Wright ha mostrato di non conoscere questi dettagli durante il processo.
  6. Upload.ae: il vero Satoshi avrebbe saputo che il White Paper era stato reso disponibile tramite un servizio di hosting file gratuito con sede a Dubai, non da un server secondario a Melbourne come sostenuto da Wright.
  7. Patch Tuesday: il vero Satoshi avrebbe saputo che il sistema Bitcoin non era crashato a causa delle patch rilasciate da Microsoft nel gennaio 2009. Le false storie di Wright su Patch Tuesday forniscono ulteriori prove che non è Satoshi.
  8. Requisiti di mining: il vero Satoshi avrebbe saputo che le operazioni iniziali del sistema Bitcoin non richiedevano più di 70 computer o costi di elettricità di $11,000 al mese. Le affermazioni di Wright sulle sue operazioni di mining del 2009 rivelano che non è Satoshi.
  9. Transazioni Bitcoin: il vero Satoshi avrebbe saputo che, contrariamente a quanto affermato da Wright, Satoshi non ha inviato Bitcoin a Zooko Wilcox-O’Hearn e Wright avrebbe potuto nominare correttamente almeno alcune delle centinaia di persone a cui sostiene di aver trasferito Bitcoin.
  10. Il Genesis block: il vero Satoshi non avrebbe commesso l’errore grave di affermare che non c’è una chiave pubblica associata alla transazione Coinbase per il Genesis Block, errore fatto da Wright.
  11. Il post sulla criptovaluta di Satoshi: il vero Satoshi avrebbe saputo che il post sulle criptovalute del luglio 2010 fu scritto da Satoshi, non da Martti Malmi, contrariamente a quanto insistito da Wright.
  12. Il trasferimento a GitHub: il vero Satoshi avrebbe saputo che tra il 2010 e il 2011 non si oppose all’uso di GitHub in sostituzione di SourceForge in connessione con il sistema Bitcoin, a differenza di quanto sostenuto falsamente da Wright.

Come riportato da BitMEX Research, che ha seguito il processo, la vicenda legale è finita con una pronuncia inequivocabile, ma ora, chiarito perché Craig Wright non è Satoshi Nakamoto, resta il dubbio: chi è l’inventore di Bitcoin? 

Il mistero continua e contribuisce ad alimentare il mito che circonda la nascita di Bitcoin.

*Foto: Twitter

Autore
Content Manager

Giornalista ed appassionata di criptovalute, sono nel settore dal 2018. Credo nelle potenzialità della tecnologia blockchain e delle crypto ma mi tengo a distanza dalle meme coin. Mi definisco un essere estremamente razionale.

Ti potrebbe interessare